Presentazione del libro BARCLAY & CROUSSE. SEGNALI DI VITA TRA I DUE DESERTI, Lima, 7.12.12.

coverDEF2                                                                                                                                       Intervento dell’architetto Fabrizio Foti alla presentazione del libro     BARCLAY & CROUSSE. SEGNALI DI VITA TRA I DUE DESERTI, Lima, 7.12.12.     

A chi capita di vedere le case progettate e realizzate da Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse, qui in Perù, non può non subirne il fascino. Queste case – sia le casas de playa che le case urbane – suscitano grande curiosità, inevitabilmente. E quell’inevitabile empatia è senza dubbio provocata anche dal fatto di essere delle architetture estremamente fotogeniche. Ma si sa, spesso in Architettura, l’essere fotogenici di certi edifici può occultare i limiti dell’effimero: attraverso il colpo ad effetto e l’arditezza delle forme; l’incanto tutto epidermico di finiture pregiate; la capacità del progettista di assecondare ossessioni di committenti nel voler seguire l’istantaneo delle mode imposte dal mercato. coverDEF2Vi assicuro, però, che questa esperienza documentata delle case di Sandra e Jean Pierre non corrisponde affatto alla strategia commerciale del bel libro di foto di architetture “smart“ e accattivanti. Si vuole piuttosto fare leva sull’innata propensione al bell’apparire di queste architetture per rivelare il loro effettivo, straordinario valore. Partire dalla punta emersa dell’Iceberg per poi esplorare, immergendoci, la sua reale profondità e dimensione. Ciò che ha immediatamente attratto Francesco Cacciatore e me e che ci ha convinti dell’opportunità immancabile di questo progetto editoriale è dunque questione ben diversa  dall’operazione di marketing che si cela dietro al semplice istant book. Queste case messe in rassegna in questo volume, senz’altro affascinanti, guardano lontano, oltre l’istante. Sono, soprattutto, il lungimirante prodotto di un pensiero, primordiale, universale e senza tempo, che rappresenta l’innata condizione – tra necessità ed estetica – dell’uomo di “stare sulla terra, sotto il cielo”: la sua volontà di stabilire, profondamente, un processo di conoscenza della realtà dei luoghi e di rappresentare, attraverso l’Architettura, le forme più coerenti di abitarli. Per maturare il risultato che ora è davanti ai nostri occhi, S & J P hanno condiviso una sorta di viaggio iniziatico, reale e metaforico, alla scoperta delle peculiarità geografiche, climatiche e ambientali, storiche, culturali e antropologiche delle forme di insediamento nella costa desertica del Perù. Hanno così compreso e assimilato, riti, pratiche, usi e modalità di addomesticamento di questa geografia, che si sono susseguiti nel corso del tempo. Da questa esplorazione della realtà matura progressivamente un’idea condivisa di strategia insediativa: quella ad esempio delle case a La Escondida, i cui connotati rimandano a straordinarie tracce di origini antichissime, come quelle di Puruchuco e Pachacamac. Tracce i cui valori fanno ormai parte del DNA di S & J P.

Radicale.      Radicale sembra la parola che tutto accomuna e che meglio di altre esprime l’esperienza di S & JP nel loro lavoro di architetti in Perù: radicale è la natura della costa desertica,  come radicali le condizioni della tumultuosa vita metropolitana di una città come Lima; radicali le condizioni di vita del deserto, come lo sono anche gli esiti di un processo di radicalizzazione delle forme di addomesticamento della realtà di questi luoghi, attraverso i loro progetti. Radicalizzare, però, esprime anche mettere radici. Abitare, dunque, è inteso come l’atto necessario di radicamento, per un’organica relazione ad un luogo. Per riuscire nell’eroica impresa di mettere radici, bisogna assorbire il sub-strato, il suo humus, sapere come utilizzare le risorse disponibili, resistere all’usura proteggendosi dalle intemperie, assecondare il passaggio dei venti, del sole, delle stelle. Immettersi dunque in un flusso del tempo, quello dell’eterno divenire delle cose. L’uomo, risponde a questa necessità naturale di radicamento e ne esprime una sua misura attraverso la propria capacità di astrazione del pensiero, che si manifesta in ogni sua espressione di ingegno. L’architettura è la forma di commisurazione dell’uomo con la realtà che più risponde a quest’attitudine dell’uomo. Le case a La Escondida ne sono uno straordinario esempio. Proprio le casas de playa, cui è dedicata gran parte del libro, testimoniano un punto di arrivo decisivo nella carriera di S & J P: quella di un primo bilancio, di una prima “Mise au Point direbbe Le Corbusier, in cui approccio, metodo, processo creativo e strumenti operativi e disciplinari sono stati predisposti, affinati e preparati ad affrontare il passaggio alla grande dimensione del progetto (quella complessa dell’edificio di grandi dimensioni o del brano di città). Le armi sono quelle giuste e lo dimostrano i loro edifici costruiti o in corso di costruzione qui in Perù (vedi la rimodellazione di questo edificio e il Lugar de la Memoria qui a Lima o il museo del sito Paracas, nel deserto), come quelli realizzati in Francia (ad esempio la riabilitazione spaziale del Museo Malraux a Le Havre o le residenze per la ZAC di Nantes). Da loro ci si aspettano grandi cose per il futuro. Abbiamo maturato le aspettative che si tengono in serbo per i grandi architetti. Questo lavoro del libro B&C. SEGNALI DI VITA TRA I DUE DESERTI vuole essere un tributo a questa prima notevole stagione produttiva di S & JP che abbiamo ritenuto indispensabile divulgare. Ma è anche un segno del sentimento, di Francesco Cacciatore e mio, di grande speranza e di buon auspicio per il futuro di S & JP, di cui riconosciamo, oltre alla grande umanità, soprattutto le stesse virtù dei grandi architetti loro maestri.CASA AL MARE

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