LA TERZA VIA – conferenza di Fabrizio Foti a Lima.

8RIPORTO QUI DI SEGUITO LA BELLISSIMA CONFERENZA CHE L’ARCHITETTO E PROFESSORE SICILIANO FABRIZIO FOTI HA TENUTO ALL’UNIVERSITA’ DI ARCHITETTURA DI LIMA NEL DICEMBRE DEL 2012. PRESENTA IL LAVORO DEGLI ARCHITETTI PERUVIANI SANDRA BARCLAY & JEAN PIERRE CROUSSE, LE CUI ARCHITETTURE RIVELANO UN ATTENTO STUDIO DELL’ARCHITETTURA DEL PASSATO E DI COME QUESTA SI INSERISCA DELICATAMENTE NEL SITO. FOTI CI PARLA POI DELLA SUA TERRA, LA SICILIA, E DI COME L’ARCHITETTURA ANTICA E MODENA NON POSSA PRESCINDERE DA UN’ATTENTA CONSIDERAZIONE DEL CONTESTO GEOGRAFICO E CULTURALE IN CUI SI COLLOCA.

LA TERZA VIA (06/12/12) Intervento alla presentazione del libro Barclay & Crousse. Segnali di vita tra i due deserti alla Facoltà di Architettura della Pontificia Università Cattolica di Lima                                                                                                                                                                                                                         1

Appare certamente curioso che due ricercatori e architetti siciliani d’adozione come Francesco e me, si siano interessati al lavoro di Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse: lavoriamo a distanza di migliaia di chilometri, in contesti almeno alle apparenze radicalmente diversi. Nonostante questa distanza, però, c’è qualcosa che ci accomuna. Qualcosa che va oltre un’amicizia intrapresa qualche anno fa. Quel nostro denominatore comune è il come: ovvero, come matura la nostra e la loro cultura del progetto. Ossia nella consapevolezza che sia imprescindibile, prima di qualsiasi intenzione progettuale, la profonda comprensione dei luoghi, del contesto.

Ciertamente parece curioso que dos investigadores y arquitectos sicilianos por adopción como Francesco y yo, estemos interesados ​​en el trabajo de Sandra Barclay y Jean Pierre Crousse pues estamos a miles de kilómetros de distancia y en contextos aparentemente muy diferentes. A pesar de esta distancia, sin embargo, hay algo que nos une. Algo que va más allá de una amistad de años y que es nuestro común denominador: el cómo.  Es decir la manera en la cual madura la cultura del proyecto nuestra y la de ellos, con la conciencia de que lo esencial, antes de la intención del diseño, es la comprensión profunda de los lugares,  del contexto.23456

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Il contesto deve diventare, per noi come per Sandra e Jean Pierre, il riferimento costante, il nostro DNA.Il progetto, di conseguenza, matura e si sostanzia come forma di rappresentazione e interpretazione di un contesto. Il progetto è la scrittura del nostro modo di commisurarci con la realtà – una realtà precisa – per abitarla. Si comincia, secondo me, a progettare una realtà già nel modo di raccontarla. Ciò che ci rende vicini, nel modo di pensare architettura, è dunque nell’approccio: ricerchiamo tutti – inevitabilmente – una forma di CORRISPONDENZA AL SITO, alla sua realtà materiale, ambientale, culturale, storica, paesaggistica. Tale corrispondenza si genera dalla comprensione profonda della realtà. Cominciando dalla sua osservazione.

El contexto debe ser, para nosotros, como para Sandra y Jean Pierre, la referencia constante, nuestro ADN. El proyecto, por lo tanto, madura y está realizado como una forma de representación e interpretación de un contexto. El proyecto es plasmar esa forma de medirnos con una realidad precisa para luego habitarla. Creo que se comienza a planificar una realidad a partir de la forma de contarla. Lo que nos une, en el modo de pensar en la arquitectura, es el enfoque, pues todos buscamos inevitablemente una forma de CORRESPONDENCIA CON EL SITIO, su realidad material, ambiental, cultural, histórica, paisajística. Esta correspondencia se genera por una profunda comprensión de la realidad y a partir de su observación.9

Diceva Le Corbusier: «La chiave è questa: guardare…Guardare / osservare / vedere / immaginare / inventare / creare».

Le Corbusier dijo una vez: “La clave es esta: ver …” mirar / observar / ver / imaginar / inventar / crear…10

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L’osservazione della realtà, dunque, è l’atto primario indispensabile che precede ogni riflessione progettuale. La realtà diretta del luogo in cui viviamo, che impariamo a conoscere e in cui imponiamo la nostra volontà di trasformazione (che fa parte della nostra cultura heredada). Ma anche l’osservazione della realtà di altri luoghi che rappresentano, per noi, degli insegnamenti imperdibili che condizionano il nostro modo di pensare l’architettura (ciò che i nostri amici Sandra e Jean Pierre, sulla scorta della lezione di maestri come Le Corbusier e Louis Kahn, chiamano la cultura adquirida). La forte caratterizzazione delle geografie, quella della natura radicale e astratta del Perù come quella della natura costruita e stratificata della Sicilia, e le forme di addomesticamento escogitate dall’uomo nel corso dei secoli, ci offrono una fonte di spunti sul come radicarci al suolo. Ma anche come organizzare tipologicamente la densità e le relazioni tra spazio della condivisione pubblica e ambiti protetti e intimi della vita privata; come orientarci per approvvigionarci di luce, per difenderci dalle intemperie, per contemplare vasti orizzonti.

La observación de la realidad es el acto primario indispensable antes de toda reflexión proyectual. La realidad directa de donde vivimos, aprendemos y donde imponemos nuestra voluntad de cambio (que es parte de nuestra cultura heredada). También está la observación de la realidad de otros lugares que son para nosotros lecciones imperdibles que afectan la forma en que pensamos la arquitectura (lo que nuestros amigos Sandra y Jean Pierre, sobre la base de las enseñanzas de maestros como Le Corbusier y Louis Kahn, llaman cultura adquirida). La fuerte caracterización de la geografía, la naturaleza radical y abstracta de Perú, así como la naturaleza construida y estratificada de Sicilia,  junto con las formas de domesticación ideadas por el hombre a lo largo de los siglos, nos ayudan a entender la forma de enraizarnos a la tierra. Entendemos también la forma de organizar tipológicamente la densidad y la relación entre el espacio compartido de las áreas públicas y aquel protegido típico de ambientes íntimos y privados. Cómo  orientarnos para tener luz, para protegernos de la intemperie o para contemplar horizontes más amplios.  15

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Voglio presentarvi brevemente da dove viene la mia cultura heredada: la Sicilia. L’isola continente, terra in cui vivo e in cui tutto parla di un’ineluttabile destino del divenire delle cose. Ve ne parlo cominciando citando le parole di un grande architetto italiano, Francesco Venezia:«In Sicilia dove, più che altrove, è dominante il sentimento tragico dell’avvicendarsi delle cose, l’attività del costruire finisce per coincidere con l’attività stessa del restaurare. V’è qui, nella vita delle pietre, alcunché di ciclico. Cavate alla luce a formare edifici equilibrati, ritornano alla terra a costituire il disordine di un universo frammentario, che è promessa di futuri equilibri».

Quiero presentarles brevemente de dónde viene mi cultura heredada: Sicilia. La isla continente, la tierra en la que vivo, donde todo habla del inevitable destino de transformación de las cosas. Les cito las palabras de un gran arquitecto italiano, Francesco Venezia:”En Sicilia, donde más que en ningún otro lugar existe ese sentimiento dominante de alternancia de las cosas, la tarea de la construcción coincide con la actividad de la restauración. Hay aquí en la vida de las piedras algo de cíclico. Una vez cavadas a la luz para formar construcciones equilibradas, vuelven a la tierra para ser el desorden de un universo fragmentado, promesas de equilibrios futuros “.17

La parte della Sicilia di cui vi voglio parlare fa parte del comprensorio del Val di Noto, un vasto ambito territoriale riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità:  Siracusa e i sui monti, gli Iblei, fanno parte di questi luoghi. A Siracusa, come nel suo entroterra, la condizione insediativa acropolica dei centri abitati sfrutta gli alti banchi calcarenitici caratteristici degli altipiani iblei per conquistare posizioni privilegiate. La ragione logistica del controllo e della difesa delle terre e delle risorse si fonde, qui, con la volontà estetica della contemplazione. Scenari mitici e solenni, questi, cui corrisponde una condizione di perenne trasformazione del paesaggio, in un’organica commistione di natura e artificio.

La parte de Sicilia de la que quiero hablar es el Val di Noto, que abarca una vasta área geográfica reconocida por la UNESCO como Patrimonio Mundial de la Humanidad18 1920212223242526y Siracusa con sus montes Ibleos. En Siracusa y en las zonas del interior la condición de establecimiento acropolica de sus centros urbanos explota los típicos bancos de origen calcáreo de los altiplanos para ganar posiciones privilegiadas. La razón logística del control y defensa de tierras y recursos se funde aquí con la voluntad estética de la contemplación. A estos escenarios míticos y solemnes corresponde un estado de perpetua transformación del paisaje con una mezcla orgánica de naturaleza y artificio. 27

28Siracusa è una città che si è fondata ed è cresciuta, nel tempo, attraverso operazioni di sottrazione dalle profondità di materia inerte del suolo, diventata poi materia partecipe della costruzione di una realtà strutturante l’ambiente fisico.

Siracusa es una ciudad que fue fundada y ha crecido con el tiempo a través de operaciones de extracción de materia inerte de las profundidades del suelo, que más tarde se convirtió en material de construcción estructural de su realidad física.29

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Siracusa e il suo territorio sono il luogo della vita di un’antica comunità. L’architettura degli Iblei nasce come sequenza verticale di dedotte cavità sotterranee e di spazi costruiti in elevazione, in una fusione della roccia, tra sovrapposizioni di significati stereotomici e tettonici. L’atto del cavare in questi luoghi corrisponde già all’atto del costruire.

Siracusa y sus alrededores son el lugar de vida de una antigua comunidad y la arquitectura de los Ibleos nace como una secuencia vertical de cavidades subterráneas y espacios construidos en altura, en una fusión de la roca con superposición de significados estereotómicos y tectónicos. El acto de cavar en estos lugares corresponde al mismo hecho de construir. 31             3233

Nel disegno di questi complessi organismi architettonici, l’astrazione della linea di sezione appare quanto mai complicata. L’uomo, qui, ha saputo trarre vantaggio dalle accidentalità naturali tramutandole in ingegnoso sistema di protezione. Il vasto sistema difensivo di Siracusa è, infatti, un palinsesto storico di carattere geografico che si completa nella perfetta e organizzata interazione di alcuni elementi primari: il Castello Eurialo a monte dell’anello delle Mura Dionigiane; le alte coste di roccia calcarenitica; il Castello Maniace, sulla punta dell’isola di Ortigia, a controllo dell’approdo alla città dal mare; i Bastioni di Ortigia; i terreni paludosi e malarici dei Pantanelli. I due castelli si dispongono strategicamente su un asse Nord/Ovest-Sud/Est, individuato dal reciproco sguardo, che attraversa le mura e la città. Essi garantiscono il controllo sui mari e sulle terre. Tutta questa geografia coordinata risponde a un’esigenza di protezione e delimitazione, propria di un’urbanistica di tipo militare, funzionante attraverso una densa trama di viste e barriere. Da questa necessità contingente matura, nel corso dei secoli, anche una condizione estetica straordinaria del paesaggio. La città, cresciuta all’interno dell’anello delle mura, si costruisce cavando ed erigendo, in negativo e in positivo, tra latomie – divenute nel tempo splendidi giardini – e mura, che si fondono con i rilievi verticali delle bianche coste e delle fronti verticali degli Iblei, senza soluzioni di continuità. Questo vasto sistema territoriale di natura costruita si è evoluto plasmando espressivamente la morfologia profonda e stratificata del territorio, come «trasferimento di relazioni della materia, dall’ordine delle cose naturali a quello dell’arte».

En el diseño de estos complejos organismos arquitectónicos, la abstracción de la línea de sección parece ser complicada. El hombre aquí, ha sido capaz de tomar ventaja de los accidentes naturales cambiándolos por ingeniosos sistemas de protección. El vasto sistema defensivo en Siracusa es de hecho, un palimpsesto histórico y geográfico que se completa con la interacción perfecta y organizada de algunos elementos principales: el Castillo de Euríalo tras el anillo de las murallas dionisíacas, las altas costas rocosas de origen calcáreo; el Castillo Maniace en la punta de la isla de Ortigia para controlar la ciudad desde el mar, los bastiones de Ortigia, los pantanos palúdicos de Pantanelli. Los dos castillos están dispuestos estratégicamente en un eje Noroccidental, sur-oriental atravesando las murallas y la ciudad, velando por el control de los mares y la tierra. Toda esta geografía coordinada responde a una  exigencia de protección y delimitación típica de un urbanismo militar, que funciona a través de una densa red de puntos de vista y barreras. De esta necesidad contingente madura durante siglos una condición estética extraordinaria del paisaje. La ciudad que creció dentro de las murallas, se construye haciendo y construyendo, en negativo y en positivo, entre canteras (convertidas con el tiempo en hermosos jardines)  y muros que se mezclan con las costas blancas y los frentes verticales Ibleos, sin continuidad. Este vasto sistema territorial de naturaleza construida se ha desarrollado plasmando de manera expresiva la morfología profunda y estratificada del territorio como «transmisión de relaciones de la materia ante el orden de las cosas naturales y el arte”.34

A questa realtà straordinaria sembra aderire perfettamente un’altra riflessione di Francesco Venezia: «Ho spesso riflettuto sul senso dell’architettura di spolio, riportandola nel vasto ambito delle relazioni tra cava ed edificio e delle trasformazioni ad esse connesse. Laddove alle masse di pietra che dormono un sonno mortale nella terra vanno sostituiti edifici o parti di edifici ridotti dal tempo a geografia, ma animati per sempre da relazioni già trasferite dall’ordine delle cose naturali a quello dell’architettura».

En esta extraordinaria realidad parece encajar perfectamente otra reflexión de Francesco Venezia: “Muchas veces he reflexionado sobre el significado de la arquitectura utilizando materiales de edificios antiguos, en el vasto campo de las relaciones entre cantera y edificio y  las transformaciones relacionadas con ellas. Masas de piedra duermen con un sueño mortal en lugares donde van a ser construidos edificios o partes de edificios reducidos por el tiempo y  la geografía, pero siempre animados por las relaciones que ya se han transferido desde el orden de las cosas naturales a la arquitectura “. 35

Questo pensiero ci introduce ad una condizione caratteristica della storia e del destino di molte realtà della Sicilia e del mondo antico del Mediterraneo.

Este pensamiento nos ayuda a entender una característica histórica del destino de la realidad Siciliana y del antiguo mundo del Mediterráneo. 36

A Siracusa – ma potremmo dire la stessa identica cosa di Roma, Arles, Nimes, Evora, Seviglia, Cordova, Spalato, Gerusalemme, etc. – vi è stata nel tempo una sorprendente consuetudine millenaria al ripristino di un’attualità funzionale delle preesistenze urbane e architettoniche (piuttosto che al reimpiego del materiale di spolio), come strategia della necessità di sopravvivenza delle comunità, nelle proprie città e e nel proprio territorio.

En Siracusa – así como sucede en ciudades como Roma, Arles, Nimes, Evora, Sevilla, Córdoba, Spalato, Jerusalén, etc. – se presenta en el tiempo una increíble costumbre milenaria de recuperación funcional de las preexistencias urbanas y arquitectónicas (en lugar de volver a utilizar materiales de edificios antiguos), como estrategia de supervivencia de las necesidades de la comunidad en su ciudad y en su territorio.37

Queste città, come organismi cannibali, si sono nutrite di loro stesse, traendo il nutrimento – la propria linfa vitale – da vecchie fabbriche. Talvolta, i frammenti di queste mirabili costruzioni sono rivissute in altri edifici. Altre volte, queste fabbriche si sono mantenute in vita attraverso una loro rigenerazione funzionale, giustificata da nuove eccezionali contingenze temporali.

Estas ciudades, como organismos caníbales, se alimentaban de si mismas, obteniendo su nutrición, su energía vital, de antiguas fábricas. A veces, los fragmentos de estas construcciones notables se reviven en otros edificios. Otras veces, estas fábricas se han mantenido vivas a través de su regeneración funcional, justificada por nuevas contingencias temporales excepcionales. 38

Il paradosso del “cannibalismo”, quale meccanismo di autoregolazione e sopravvivenza alla base della storia della città e dell’architettura, è caratteristico di un cammino che ha attraversato decine di secoli. In questo percorso dell’eterno mutamento delle cose, che sembra voler imitare il medesimo processo selettivo della natura, gli edifici o i principali fatti delle città e dei loro territori subiscono sorti che agli occhi dell’uomo della strada appaiono tragiche. A volte i loro destini s’intrecciano in incredibili commistioni e stratificazioni nel susseguirsi di epoche, di stili e di materie.

La paradoja de “canibalismo” es como un mecanismo de auto-regulación y supervivencia histórica y arquitectónica de la ciudad, característica de un camino que ha durado muchos siglos. En esta eterna mutación de las cosas, que parece imitar el mismo proceso selectivo de la naturaleza, los edificios o construcciones principales de las ciudades sufren cambios que ante los ojos del hombre común parecen trágicos. A veces sus destinos se entrelazan y estratifican de manera increíble a través del tiempo,  edades, estilos y materiales. 39

Gli uomini hanno contribuito, attraverso un’acuta lungimiranza artistica, riordinando e ricomponendo pezzi, ad attualizzare le condizioni di vita nelle città, sacrificando l’integrità complessiva delle presenze del passato. Tale sacrificio è stato imposto, soprattutto, da motivazioni di carattere economico: lo sfruttamento delle risorse disponibili sul sito e il loro ciclico reimpiego. Altre volte ciò è avvenuto perché sono mutati profondamente riti condivisi, assetti politici e militari. Sovente, l’inevitabile sacrificio ha trovato risarcimento in risultati commoventi e poetici. Risultati in cui si stabilisce, ineluttabilmente, un legame di organica relazione tra luogo, materia da esso sottratta e “risonanze” sottese nelle logiche della costruzione.

Los hombres han contribuido a través de su visión artística a reorganizar y reordenar las piezas necesarias para actualizar las condiciones de vida en la ciudad, sacrificando la integridad de la presencia del pasado. Este sacrificio fue necesario, sobre todo, por razones económicas: la explotación de los recursos disponibles y su reutilización cíclica. Otras veces es porque han cambiado profundamente los rituales y estructuras políticas y militares. A menudo el inevitable sacrificio ha encontrado resultados conmovedores y poéticos. El resultado establece inevitablemente un vínculo orgánico entre el lugar, la materia extraída y “resonancias” subyacentes en la construcción. 40

Sempre Francesco Venezia sostiene: «Numerosi edifici sono nati in passato da altri edifici. L’architettura – mi sia consentita l’immagine – ha divorato, per conservarsi, se stessa. La straordinaria densità di tanti monumenti, la loro inesauribilità – essi ci appaiono gli stessi e mai gli stessi – la loro vitalità anche allorquando si sono estinti uomini e istituzioni che li vollero per le proprie necessità, sono dominate da una logica “tanto più appassionante quanto più si presenti in- solubilmente ricca di incognite” (Ungaretti). ?Come rimpiangere l’assenza di una miriade di edifici antichi della provincia iberica – a noi per sempre sconosciuti – quando le loro mille colonne sono state trasferite e rimusicalizzate da un Orfeo arabo nella vasta penombra dell’ipostilo della moschea di Cordova? A tal punto risonante, da muovere poi un imperatore sensibile a lasciar costruire per sé una cappella che ne fosse inglobata, assumendone la modulazione. Il declino dell’architettura appare in gran parte legato a quella separazione d’ambito tra progetto e conservazione che, nata nel secolo della “memoria”, paradossalmente della memoria tradisce la peculiare potenzialità poetica». Si potrebbero fare molti esempi. Per ragioni di tempo vi racconterò rapidamente di un caso che quotidianamente incontro ogni volta che attraverso la città di Siracusa nel suo attuale centro storico: il Duomo.

Y cito de nuevo a Francesco Venezia: “En el pasado muchos edificios han nacido de otros edificios. La arquitectura ha devorado, para salvarse a sí misma. La extraordinaria densidad de monumentos, su inagotabilidad y su vitalidad, aunque los hombres y las instituciones que los crearon ya no existen, están dominados por una lógica “mucho más emocionante y a la vez insolublemente llena de incógnitas “(Ungaretti). ¿Cómo lamentar la ausencia de un gran número de edificios antiguos en la provincia Ibérica – desconocidos para nosotros – cuando sus mil columnas han sido transferidas y armonizadas nuevamente por un Orfeo árabe en la vasta penumbra de la mezquita de Córdoba? Tan es así que incluso un sensible emperador permitió construir allí una capilla asumiendo su modulación. El declive de la arquitectura está muy relacionado a esa separación entre diseño y conservación que comenzó en el siglo de la “memoria”, la memoria traiciona paradójicamente el peculiar potencial poético”. Se podrían hacer un montón de ejemplos. Por razones de tiempo les voy a explicar rápidamente un caso que vivo a diario al cruzar el centro de la ciudad de Siracusa: el Duomo. 41

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Esso ci appare, eloquentemente, come il palinsesto di trasformazioni, mutazioni genetiche: il risultato di un’incessante lavoro del tempo e dell’uomo. Quel che fu l’originario impianto periptero del tempio dorico dedicato ad Athena è trasformato in basilicale a tre navate, attraverso un’inversione del significato tipologico e di relazioni tra edificio e città. Ciò si determina nella chiusura degli intercolunni del peristilio e grazie alla ritmata apertura delle pareti della cella. Come sostiene Carlos Marti Aris: «Questa trasformazione si realizza senza apportare la minima modificazione alla traccia generale dell’edificio […]. L’edificio sembra di conseguenza scaturire dalla sovrapposizione concettuale di due strutture elementari che si fondono tra di loro in un’amalgama, che lascia comunque intravedere la composizione delle parti. Lo sviluppo presenta in questo caso gli attributi di un velo cui gli strati successivi modificano il materiale preesistente senza distruggerlo o coprirlo del tutto».

Este es un palimpsesto de cambios y mutaciones genéticas fruto de un incesante trabajo del tiempo y del hombre. El sistema períptero original del templo dórico dedicado a Atenea se transforma en una basílica de tres naves, a través de la inversión del significado tipológico y de las relaciones entre el edificio y la ciudad. Esto se determina en el cierre intercolumnar del peristilo y gracias a la apertura rítmica de las paredes de la celda.                                                Según Carlos Marti Aris: “Esta transformación se lleva a cabo sin hacer la más mínima alteración en las líneas generales del edificio […]. El edificio parece surgir por consiguiente de la superposición conceptual de dos estructuras elementales que se fusionan entre sí en una amalgama, dejando ver la composición de las partes. El desarrollo presenta en este caso los atributos de un velo cuyas capas sucesivas modifican el material existente sin destruirlo o cubrirlo completamente. “46

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La costruzione della facciata settecentesca, che assorbe il nartece della chiesa e si sovrappone all’originario opistodomos del tempio, completa il processo di trasformazione di questo straordinario edificio. Diradamenti del tessuto urbano, ulteriori sacrifici dell’ambiente costruito storico, hanno poi contribuito a connotare lo scenario attuale dello spazio urbano tra la piazza e la via della Minerva. Tra questi due spazi urbani il Duomo si inserisce come una cerniera spazio-temporale. Le sue membra sono il registro storico di millenni.

La construcción de la fachada del siglo XVIII, que absorbe el atrio de la iglesia y se superpone al opistodomos original del templo, completa el proceso de transformación de este edificio extraordinario. La reducción de la trama urbana y nuevos sacrificios del ambiente histórico construido, también han contribuido a caracterizar la situación actual del espacio urbano entre la plaza y la Via della Minerva. Entre estas dos zonas urbanas se inserta el Duomo a modo de bisagra espacio-temporal y sus miembros son el registro histórico de milenios. 48

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L’architettura, come forma di rappresentazione della realtà, sembra denunciare questa frattura. Sempre più, nella contemporaneità, prorompe una dicotomia apparente tra passato e presente. A essa corrisponde quasi sempre, purtroppo, la via della conservazione assoluta dell’esistente, da un lato, e la via antitetica della distinzione miope del nuovo, dall’altro. La prima via, a mio avviso, ha solo la pretesa di interrompere o quanto meno rallentare il corso naturale delle cose. La seconda via, invece, non è condizione sufficiente a garantire quel processo di stratificazione del divenire delle cose, di cui la mia terra è straordinaria e costante testimonianza. Eppure voglio concludere questa mia comunicazione mostrandovi due eccezioni esemplari che interpretano, attraverso distinte idee di innovazione, la via della continuità e del processo di mutazione che in precedenza abbiamo ammirato in fabbriche come il duomo di Siracusa: due esperienze contemporanee difficilmente ripetibili, che declinano magistralmente, in contesti e modalità differenti, il tema del rapporto con il contesto e della trasformazione dell’esistente, in continuità con il passato:

Es importante hacer ciertas consideraciones necesarias teniendo en cuenta esta historia que hace referencia a otros ejemplos de mutación de famosas fábricas del pasado, llevadas cíclicamente a una re-significación que las ubica en el centro de la vida comunitaria. El “canibalismo” como  necesidad de auto-regulación de los ciclos de vida de la ciudad, es el principio que lleva a la transformación de su arquitectura como parte integral de una realidad material subordinada a la naturaleza. Este principio reconoce a la ciudad y a sus territorios la primacía de la supervivencia, mientras que a la arquitectura de hechos individuales le corresponde el destino del sacrificio. En esos hechos individuales hay que reconocer el papel de eterno sistema mutante. La arquitectura por lo tanto expresa concretamente el eterno devenir de las cosas en la incesante acción del tiempo, del hombre y de la naturaleza. (Figura 46) Hoy en día esta condición es cada vez más problemática. Creo que vivimos en una percepción equivocada sobre la imposibilidad de restablecer la continuidad de la contemporaneidad con el pasado. La arquitectura como forma de representación de la realidad, parece denunciar esta fractura. Cada vez más, en el mundo contemporáneo, surge esa aparente dicotomía entre pasado y presente.  Y desafortunadamente a esta corresponde casi siempre: por una lado el camino de conservación absoluta de lo existente y por el otro la distinción miope de lo nuevo. La primera en mi opinión, sólo pretende detener o al menos frenar el curso natural de las cosas. La segunda, sin embargo, no es una condición suficiente para asegurar ese proceso de estratificación del devenir de las cosas y mi tierra es testigo extraordinario y constante de esto. Quisiera concluir mostrándoles dos excepciones ejemplares que a través de diferentes ideas de innovación, interpretan la continuidad y el proceso de mutación que hemos admirado en las fábricas como el Duomo de Siracusa. Dos experiencias contemporáneas irrepetibles que trabajan de manera diferente el tema de la relación con el contexto y la transformación de lo que existe en continuidad con el pasado:51

1- il primo caso corrisponde alla trasformazione di una fabbrica esistente. A Sagunto, in Spagna, la ri-configurazione spaziale della frons scenæ del teatro romano (1985-1993), ad opera di Giorgio Grassi, restituisce alla fabbrica il carattere di monumento pubblico che si misura con la scala della città e delle mura fortificate che ne sono il coronamento.

1 – el primer caso corresponde a la transformación de una fábrica existente. En Sagunto, España, la re configuración espacial de los frons scenae o escenario del teatro romano (1985-1993), de Giorgio Grassi, le devuelve a la fábrica el carácter de monumento público que se mide a través de la escala de la ciudad y culmina con sus murallas fortificadas. 525354

Esternamente, il nuovo volume murario della fronte scenica si connota come basamento e elemento di mediazione tra fortificazione, a monte, e città a valle, conferendo un’originale dignità al contesto urbano, risignificandolo. La vitalità urbana, attraverso la riabilitazione della frons scenæ, è introiettata nel monumento: l’invaso della cavea, dell’orchestra e della fronte scenica, difatti, ci appare come un interno urbano con le sue quinte costituite di case, che si proiettano nel monumento attraverso i suoi caratteristici dispositivi morfo-tipologici.                   2- Il secondo caso, sulla scorta di azioni spesso ripetute nella storia, corrisponde alla strategia del “saccheggio” di frammenti di rovine esistenti, ricontestualizzate: nel museo di Gibellina Nuova, di Francesco Venezia (1981-87), la mirabile anastilosi

Externamente, el nuevo volumen de el escenario se caracteriza por ser un elemento mediador entre la fortificación arriba y la ciudad abajo, confiriendo una dignidad al contexto urbano, llenándolo de un nuevo significado. La vitalidad urbana, a través de la rehabilitación del escenario se  introduce en el monumento: la cavea, la orquesta y el frons scenae, aparecen como un interior urbano y tras bambalinas aparecen casas que se proyectan en el monumento a través de sus dispositivos morfo-tipológicos característicos.                                                             2 – El segundo caso  siguiendo acciones repetidas con frecuencia en la historia, correspondió a la estrategia de “saqueo” de fragmentos de ruinas existentes luego re-contextualizadas: el Museo de Gibellina Nuova, de Francesco Venezia (1981-87) , 55la anastilosis maravillosa de la 56575859 della traslata facciata di Palazzo Di Lorenzo conferisce allo spazio della tesa corte d’ingresso al museo un significato di interno urbano. Lo spazio della corte richiama alla memoria, per analogia di carattere, forma e rapporti, il peristilio del palazzo di Diocleziano a Spalato. L’edificio si appropria della misura della città attraverso lo spazio che contiene.

fachada del Palacio Di Lorenzo da al espacio del  patio de entrada al museo una sensación de interior urbano. El espacio del patio nos recuerda por analogía de carácter,  forma y relación, el peristilo del Palacio de Diocleciano en Spalato. El edificio se apropia de la extensión de la ciudad a través del espacio que contiene.60

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Esiste infine una terza via, analogica e concettuale, che attiene al riferimento ai valori primari dell’architettura. Questa via ce la indica Ignasi de Solà Morales, il quale afferma: «Nell’opera dei maestri moderni l’analogia con la storia viene sempre filtrata attraverso il confronto con una realtà più ampia. A seconda dei casi, viene accordato un rilievo particolare a determinati filoni della conoscenza che fungono da crogiuolo, operando una rifusione della storia e un’attualizzazione delle sue potenzialità. Tale ruolo sembrano giocare l’esercitazione pittorica di Le Corbusier, lo studio sintattico dei materiali in Mies, o l’analisi delle forme naturali in Aalto. Tutte queste strategie confluiscono nell’obiettivo comune di liberare l’analogia da ogni particolarismo, sottoponendo il materiale storico alle trasgressioni logiche necessarie perché diventi operativo. Per questo la nozione di tipo acquisisce un’importanza primaria nella costruzione di queste architetture».

Por último, existe una tercera vía, analógica y conceptual, que se refiere a los valores primarios de la arquitectura. Este camino nos lo muestra Ignasi de Sola Morales afirmando que: “En la obra de los maestros modernos, la analogía con la historia siempre se filtra a través de la comparación con una realidad más amplia. Según el caso, se le da especial énfasis a ciertas ramas del conocimiento que actúan como un crisol de culturas, haciendo una refundición de la historia y una actualización de sus potencialidades. Este papel parece jugado por el ejercicio pictórico de Le Corbusier, el estudio sintáctico de materiales de Mies o el análisis de las formas naturales de Aalto. Todas estas estrategias se unen con el objetivo común de liberar a la analogía de los particulares, sometiendo el material histórico a transgresiones lógicas necesarias para que pueda funcionar. Por esta razón la noción de tipo adquiere una importancia primordial en la construcción de estas arquitecturas.” 64 66 67

In particolare, uno dei meriti di Le Corbusier, consiste nella sua abilità nel riconoscere, attraverso l’osservazione dal vero, ordini e codici primari delle forme. Forme che rivivono, rimodulate nei suoi progetti, come termini invarianti di perenne attualità. Questa attitudine analitica dello sguardo, la «comprensione tipologica» , è stata alla base del ruolo storico di Le Corbusier, quale interprete anti-ortodosso dell’architettura del passato.

En particular, uno de los méritos de Le Corbusier, es su capacidad de reconocer a través de la observación de la verdad, los órdenes y códigos primarios de las formas. Formas que cobran vida, reformuladas en sus proyectos como términos invariables de perenne relevancia. Esta actitud analítica de la mirada, la “comprensión tipológica“, es la base del papel histórico de Le Corbusier como intérprete anti-ortodoxo de la arquitectura del pasado. 68

Attraverso questo approccio del ricorso ai valori primari invarianti, dedotti grazie a una costante e incessante investigazione del vero in schizzi, annotazioni grafiche e scritte, si precisa sempre di più la “cultura adquirida” di Le Corbusier. Attraverso questa terza via, il passato trae una sua attualità e vitalità nel presente. E’ proprio su questa terza via che, secondo me, bisogna costantemente lavorare e in cui, soprattutto, si inserisce esemplare il lavoro di Sandra Barclay & Jean Pierre Crousse.

A través de este enfoque en los valores principales invariables, obtenidos gracias a una investigación sólida y rigurosa de lo real a través de bocetos, notas gráficas y apuntes, se precisa cada vez más esa “cultura adquirida” de Le Corbusier. Gracias a esta tercera vía, el pasado trae su vitalidad y relevancia al presente. Es precisamente con esta tercera vía que, en mi opinión, hay que trabajar constantemente y donde sobre todo se incluye esa labor ejemplar de Sandra Barclay y Jean Pierre Crousse. 69

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