ARTE PER AFFRONTARE LA CRISI

SITART QUI DI SEGUITO CI SUGGERISCE POSSIBILI SINERGIE FRA ARTE E POLITICA PER FRONTEGGIARE LA CRISI.

In tempi di crisi, cosa conviene fare? Facile: investire in bellezza Invitiamo tutti gli artisti a chiedere di vedere affermati i propri diritti. Perche gli artisti fanno fatica ad identificarsi con le proteste degli altri lavoratori “precari”? Riconosciamo la produzione artistica e culturale come attività comune, come frutto dell’incontro tra la singolarità e la dimensione sociale, cooperante e collettiva. Riteniamo che questa produzione comune debba essere affermata contro la sua appropriazione privatistica. Gli strumenti di questa ri-appropriazione devono essere nuove forme di reddito ed un nuovo welfare. Un welfare che non sia assistenzialista, ma che riconosca pienamente il carattere sociale, reticolare, comune dell’atto di creazione. Dobbiamo saper esprimere questa istanza usando il potere dei linguaggi che possediamo. Perché questo? Perché viviamo nell’attesa di oltrepassare una soglia, di entrare nella stanza dei diritti condivisi, della legittimità di un’espressione indipendente. Da sempre ci hanno tolto i diritti senza che ce ne accorgessimo. Inconsapevolmente stiamo interpretando le condizioni del nostro sfruttamento. In silenzio subiamo la precarietà nell’attesa di qualcosa di più’ legittimo, ma siamo noi stessi ad alimentare questa grande disattesa. Ci autofinanziamo sia per acquisire un alto livello di formazione, formando il nostro spirito critico e le nostre presunte libertà’ individuali, maturando una grande aspettativa. “Sempre di tasca nostra” investiamo le nostre risorse per mettere in pratica il meglio che sappiamo fare, così da ritagliarci un ruolo di prestigio nel sistema dell’arte. Da tempo, noi artisti, aspettiamo che questo sistema ci riconosca un’economia, che ci permetta di produrre qualcosa di concreto, in modo indipendente e nel rispetto della libertà d’espressione, anche al di fuori di un’ottica di accumulo e profitto. Questo diritto non ci viene dato, ma non ci viene neanche negato di principio. E’ da questo punto che comincia lo sfruttamento: investiamo per salvaguardare il nostro ruolo e in cambio veniamo pagati per una miriade di sotto prodotti che vanno a comporre il vero mercato dell’industria culturale. L’assenza di un’etica professionale della cultura, l’incapacità di stabilire criteri di valutazione così da non riconoscere i veri operatori dell’arte e chi effettivamente fa ricerca, la crisi economica e la conseguente riduzione dei finanziamenti, stanno mettendo a dura prova l’esistenza di molte figure artistiche giovani e non, specificamente preparati che perseguono con rigore il loro percorso. Questa situazione congiunturale è aggravata dalla crisi di consenso che colpisce la cultura, che una parte notevole della classe dirigente – pur dichiarando il contrario – di fatto, considera un orpello inattuale, non elemento essenziale della nostra vita . Noi artisti crediamo fermamente che il futuro dell’Italia e la sua rinascita (il suo rinascimento) dipenda dalla centralità accordata all’investimento culturale, da concretizzare attraverso strategie di ampio respiro accompagnate da interventi di semplificazione burocratica e da sostegni economici e quindi riteniamo che sia indispensabile operare in libertà, senza ricorrere ad altre forme di mantenimento non consone per l’ obiettivo del nostro ruolo. La nostra identità nazionale si fonda indissolubilmente su un’eredità culturale unica al mondo, che non appartiene a un passato da celebrare, ma è un elemento essenziale per vivere il presente e preparare un futuro di prosperità economica e sociale, fondato sulla capacità di produrre nuova arte più che sullo sfruttamento del turismo culturale. Ripartire da qui significa creare le condizioni per una reale sussidiarietà fra Stato e autonomie locali, fra settore pubblico e terzo settore, fra investimento pubblico e intervento privato. Guardare al futuro significa credere nel valore pubblico della cultura, nella sua capacità di produrre senso e comprensione del presente per l’avvio di un radicale disegno di modernizzazione del nostro Paese. Per queste ragioni chiediamo che l’azione del Governo e del Parlamento nella prossima legislatura, quale che sia la maggioranza decisa dagli elettori, si orienti all’attuazione di queste priorità. Supportati dall’articolo di di Andrea Kerbaker, del Corriere della Sera del 9 gennaio 2013 in cui si sottolinea che la cultura e l’arte sono escluse dalla campagna elettorale imminente…. di Elisabetta Oneto e Cristina Cherchi commenta su: http://www.sitart.org/blog.html

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