SALVATORE SETTIS

RIPORTO QUI DI SEGUITO ESTRATTI DI UN’INTERVISTA FATTA AL GRANDE ARECHEOLOGO E STORICO DELL’ARTE SALVATORE SETTIS. SI PARLA DI BATTAGLIE LOCALI (SOLO IN  ITALIA CI SONO 30 MILA COMITATI) CONTRO LA CEMENTIFICAZIONE  E PER LA TUTELA DEL PAESAGGIO FATTE NELL’INTERESSE GENERALE.

«Sono archeologo e storico dell’arte. Le mie competenze sono Giorgione, Laocoonte, cose così. Negli anni Novanta sono stato per sei anni alla Fondazione Getty in California. Il ritorno in Italia è stato traumatico per come si era deteriorato il senso della vita civile. Cominciai occupandomi della vendita del patrimonio culturale. Ne è nato il volume “Italia SpA”. Ha avuto 150 recensioni: compresi bollettini parrocchiali e quello degli scaricatori del porto di Livorno. Così sono entrato in contatto con tanti piccoli movimenti locali: contro la cementificazione di una salina o la modifica di un palazzo storico. Poi ho scritto un secondo libro, sul paesaggio. Si è ripetuto lo stesso scenario. Mi invitavano parroci, insegnanti delle scuole. Ho avuto 300 incontri con il pubblico. Ho capito che le persone impegnate in vari comitati (ce ne sono 30 mila in Italia, vuol dire che almeno 3 milioni di cittadini ne fanno parte) erano in cerca di munizioni. […] Vorrei che riportassimo le nostre battaglie locali sul terreno dell’interesse generale, appunto. Rendiamoci conto che la lotta dei sindacati contro l’abolizione dell’articolo 18 e quella dei cittadini di Siracusa per non costruire sopra il Teatro greco, pur diverse nella forma, sono la stessa cosa. […]  Tornare alla Costituzione. Che afferma il diritto al lavoro, all’istruzione (diceva Calamandrei che la scuola è un organo costituzionale), tutela il paesaggio. […]  Il ministero dei Beni culturali così come è adesso è una specie di ghetto. Per questo ci vanno ministri di serie B. Occorre invece unirlo con il ministero dell’Ambiente. Poi occorre aumentare le risorse alla cultura, e basterebbe tornare al livello di cinque anni fa. Infine, bisogna rivedere il sistema delle soprintendenze territoriali, indire concorsi e assumere anche cittadini non italiani. Aggiungo: rinegoziare il rapporto tra Stato, comuni e regioni per quanto riguarda la gestione del territorio. E questo sulla base della Costituzione che prevede che la tutela del paesaggio è uguale in tutta l’Italia. Mentre oggi, quella siciliana funziona meno rispetto a quella piemontese ad esempio, perché troppo autonoma.

Estratti dal colloquio con Salvatore Settis di Wlodek Goldkorn, da L’Espresso, 9 novembre 2012 

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